federico's profile۞ Il Regno di Fede ۞PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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November 11 Laurelindale.
The Star of the West O candida come la neve, o radiosa Signora,
che regni al di là dei Mari d’Occidente!
Tu sei luce per noi che qui erriamo
fra le selve intricate del mondo.
O Accenditrice delle Stelle, Dama degli Astri,
brilla il tuo sguardo, il tuo alito è luce:
o candida come la neve, noi cantiamo di te
in questa terra remota, separati da un Mare.
O astri che nell’ Eone Oscuro
dalla fulgida mano di lei foste seminati:
in praterie ventose, ora lucenti e chiare,
vediamo schiudersi i vostri boccioli d’argento.
O Regina che accendesti le stelle,
ancora rammentiamo, noi che indugiamo
in queste lontane contrade frondose,
lo splendore dei tuoi astri sui Mari d’Occidente.
Laito Vardo Elentari Accenditrice delle Stelle, Dama degli Astri,
o lungimirante dall’ alto dei cieli,
io ti invoco, sopraffatto da un’angoscia mortale:
proteggimi tu, o candida come neve!
O Regina che accendesti le stelle,
sfavillanti cascate di gemme
nei cieli, gloria delle schiere degli astri!
Da terre remote, o lungimirante,
dalle selve intricate della Terra di Mezzo
io ti canto, o candida come neve –
da questa sponda del Mare, del gran Mare che ci separa.
Vibrando con le corde di un'arpa.
August 29 Jan Palach.
Dopo quasi 5 mesi di occupazione militare, Il 16 gennaio del 1969, nella storica e centrale piazza San Venceslao, a Praga, un giovane studente di filosofia, Jan Palach,in segno di protesta, si cosparse di benzina e si diede fuoco. Da quel giorno Palach diventò uno dei simboli più significativi di una Cecoslovacchia silenziosa e angosciata. I suoi funerali, celebrati il 25 gennaio 1969, vennero seguiti da quasi un milione di persone. Jan Palach faceva parte di un gruppo di ragazzi, che avevano deciso di immolarsi per attirare l'attenzione di tutto il mondo su quell’occupazione militare che i sovietici volevano far apparire come dettata dalla volontà popolare.
Jan Palach morì, e noi tutti per un attimo ammutolimmo. Una folla di centomila persone sfilò lungo le vie della Città Vecchia per rendere omaggio alla memoria davanti alla sua bara esposta al Carolinum. Fu qualcosa di fondamentale che allora ci unì tutti. Ma durò troppo poco, come dimostrano i vent'anni passati. Quella suadente alluvione di menzogne, a cui Jan disperatamente oppose il proprio corpo, non è ancora cessata. Può darsi che di nuovo sia tornato il tempo della tattica, dei compromessi e delle concessione. Sappiamo bene che non riusciremo subito a metterci d'accorso su cosa sia più importante nella vita dell'uomo e della società. Può sembrarci allora che si tratti di discussioni vane. Percìo ricordare il sacrificio di Jan Palach non è inopportuno. Cerchiamo dunque di immaginarci l'attimo in cui ha preso il coraggio per compiere quel gesto terribile con il quale, presso il monumento dei patroni cechi, ci ha ricordato quale è il nostro dovere se non vogliamo perire come società civile. Fermiamoci un attimo a fissare quella torcia e ci accorgeremo che tutto questo esiste, che si tratta di qualcosa che non si può buttare al vento né ieri, né oggi, né domani. E' qualcosa che rende l'uomo uomo proprio perchè lo supera, e che in una società sana è in grado di unire.
I portavoce di Charta 77: T.Hradikek, D. Nemcova, S.Vondra Informace o Chare 77, samizdar, 2 (1989)
La Primavera di Praga
F.Guccini
Di antichi fasti la piazza vestita August 12 Martassina 2008
"In te c'è molto più di quanto tu non sappia, figlio dell'Occidente cortese.
Coraggio e giustizia in giusta misura.
Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni
al di sopra dei tesori d'oro, questo sarebbe un mondo più lieto."
(Thorin Scudodiquercia a Bilbo Baggins, Lo Hobbit)
![]() July 24 Sun In An Empty Room.
Cos people believe that they're
Gonna get away for the summer But you and I, we live and die (Oasis, "Champagne Supernova")
Abbandonando la mia stanza ad una diafana memoria quante perle vengono a galla nel respiro teso della sera, quanti cuori persi nella nebbia trovano il coraggio di scandire con le loro sagome soffuse un'ultima volta il tramonto cittadino. Non mi capisco, travolto e stravolto da paure e volti evanescenti, intrisi di senso eppure fumo tra le dita, lontani e distratti, o forse solo umani. I tempi si allungano, gli spazi prendono le misure dalle follie di questa stanza ed è il chiassoso silenzio ad uccidere, implacabile carnefice di quest'estate anomala, estate fatta di stanzialità e leggere planate su paradisi inaccessibili, deliziati da nostalgiche presenze ed ottenebrati da un occhio che troppo teme e nulla sa. Fede July 16 Orizzonti Lontani.
C'e' un piatto pieno di vita,
puntata in scommesse gia' perse in partenza...
(Ligabue, "Angelo della nebbia")
Quel sapore silenzioso che rivive negli ultimi raggi del tramonto ed attanaglia il respiro, eterno battito d'ali. Di nuovo qui, subdolo postumo, gustoso veleno: agonizzo sorridente, scosso da quest'agrodolce lontanza che spaventa. Infine anche l'orizzonte si è fatto lontano e quella risata, ormai disinteressata, spensieratamente superficiale, è divenuta una prigione dorata che non posso più soffrire, persa tra spuma e luccichii di sogno nell'attimo del risveglio.
Fede July 11 Dulcis In Fundo.
"Il destino ha la sua puntualità."
Una puntualità arazionale, che rapisce ed abbatte. E' triste constatazione come la vita ci offra, beffarda fino all'ultimo, l'occasione di assaporare i frutti a lungo agognati, maturati tra lacrime e speranze vanificate, solo in prossimità dell'arrivo, quand'ormai la temuta "fine" proietta la sua ombra su di noi. Ultimi istanti, ormai ultimi raggi tiepidi di sole, brandelli di senso mistificato che sanno cullare l'anima lontano, che sanno trafiggere ancora una volta il giorno con un sorriso, insperato ma fugace, esile e prossimo a spegnersi tra le nubi all'orizzonte.
Ma si sorride. Era ora.
Fede July 08 Solo Una Canzone.
E adesso che sei, dovunque sei, chissà se ti arriva il mio pensiero!
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere. (Ligabue, "Il Mio Pensiero")
Ho bisogno di sognare questa notte, di accarezzare la carta con parole vellutate.
Scivola ancora sulla pelle, brivido eterno, la prima nota tesa della sera, quella gelida sferzata che ridistende gli animi alla bellezza dell'ascolto, alla malinconica lacrima del ricordo. Rivive tutto. La folla urlante abbraccia la mia vita ed io mi perdo nella sua, ogni parola ti rivela più vulnerabile di quanto pensavi, carne morbida sotto emozioni prive di clemenza, sigillate in poche parole evocative. Immagini e suoni danzano nella medesima direzione, tinti d'un rosso vivido nella mente che sa di mare, che profuma già d'addio; da dove questa solitudine? Più mi si fanno appresso più percepisco la cinicità del vuoto, del silenzio, della distanza incolmabile tra questa notte estiva, rigogliosa di profumi, ed il cielo che, spaziando in là, generoso culla il riposo di chi manca. Mi stringo nelle spalle, socchiudendo sorridente, infine, lo sguardo perso e lanciandolo al di là delle platee gremite, sospinto dalla dolcezza d'una canzone sussurrata da labbra incerte, a contemplare un ultima volta, io solo, chi lontano già si è abbandonato alla notte.
Fede
June 27 Luci e Condensa.
E' così, è giunta l'ora tarda, l'ultima strada trasuda in silenzio il riflesso, sporco e surreale, ambizioso e spensierato, della lanterna poco vicina. Luce sofferta, soffocata dall'umità stagnante, eppur viva, un fremito di speranza nella strada rassegnata da ore ad un sonno pacificatore. Resiste lì, salda nella sua ruggine senza tempo, a dare un po' di speranza al viottolo deserto, a rincuorare la solitudine del vento, a battersi, altera, contro gli ultimi spruzzi di pioggia che ne rigano l'opacità del vetro. L'ora è tarda, ed il mondo pare aver perso memoria del suo instancabile ruolo, nessuno, nella dolcezza del sonno, degna d'un pensiero quella notturna dispensatrice di calore. L'ora è tarda, una brezza fa breccia, la fiammella titubante s'arrende al destino delle cose, soffocata dalla dimenticanza, oppressa dall'insuccesso.
Fede June 25 Until It's Over.
Can you see that I am needing (Muse, "Muscle Museum") June 02 Ai Porti Grigi.
"Allora Frodo baciò Merry e Pipino e per ultimo Sam, e salì a bordo; le vele furono issate, il vento soffìo, e lentamente la nave scivolò via lungo il grigio estuario; e la luce della fiala di Galadriel che Frodo teneva alta scintillò e svanì. La nave veleggiò nell'Alto Mare e passò ad ovest, e infine, in una notte di pioggia, Frodo sentì nell'aria fresca una fragranza, e udì dei canti giungere da oltre i flutti. [...] Ma per Sam la sera diventò buia, mentre si teneva in piedi sulla riva, e guardando il grigio mare vide soltando un'ombra sulle acque che scomparve presto ad occidente. Rimase a lungo lì immobile, udendo soltanto il sospiro e il mormorio delle onde sulle spiagge della Terra di Mezzo, e il rumore penetrò sino in fondo al suo cuore. Accanto a lui erano Merry e Pipino, immobili e silenziosi." (J.R.R. Tolkien, "Il Ritorno del Re") Percepire la ritmica e progressiva scansione delle ore e non saper far altro che osservare, intrisi di malinconia ed animati da un bicchiere mezzo vuoto, lasciando scivolare dentro parole ch'aspettavano da mesi il loro turno per esplodere nel silenzio della fine. Quel sorriso idiota, falso e tirato, che troneggia da mesi, testimone muto di chi s'affaccia all'ultimo atto con l'avventatezza del sopravvissuto, del liberato, di chi abbandona la vecchia veste per qualcosa di nuovo, per un salto nel buio dell'avventura solitaria, agognata e temuta. Ti lasci scivolare addosso gli sguardi timorosi, le occhiate sommesse, ogni parola di sconforto: pronto? Ma quando mai.. Insensibilità? Tutt'altro. Come puoi soffrire per quello che è stato? Come puoi mancare ad un sorriso tanto carico di ricordi, di lacrime, di vita, quella stessa vita che la tua Compagnia ha saputo forgiare, forse inconsapevolemente, con la vicinanza di ogni giorno? Siamo ognuno il capolavoro dell'altro.
Son chiusi gli occhi e l'orizzonte è nero, Amici addio! Le vele son protese, La Stella Solitaria or mi conduce, (J.R.R. Tolkien, "L'ultima canzone di Bilbo")
Grazie.
+Fede+
April 20 Giochi di Fumo.
Questo senso di vita che scende e che va dentro fino all'anima.
(Max Pezzali, "La lunga estate caldissima")
L'acre e stagnante clima di festa ripropone temi familiari racchiudendoli tra quattro pareti iridescenti con estrema chiarezza. Un divano, una sigaretta amara tra uno sguardo e l'altro a quelle luci, così lontane e fredde tra le ombre del cortile, ed un inaspettato senso di estraneità. Scosso dal gelo del parapetto, rinsavito dal silenzio ritrovato, ho potuto osservare per una volta senza necessariamente vivere, un punto di vista interessante per chi, sballottato solitamente nel mentre, può ora, sorridendo agli echi di schiamazzi ovattati, racchiudere in un unico sguardo la situazione, illudendosi di stringerne tra le mani la fugacità del senso, per un istante appena finchè la vita, sintetizzata dallo stereo, ricopra i suoi pensieri. Dov'è la felicità? E' forse questo silenzio, questo inclemente tremore dello sguardo nel sondare il locale? E' forse il crescendo progressivo dell'angoscia nel percepire un sussurro noto al di là della porta? La fuga ed il nascosto nascondimento in una forma forzata dalla paura di affrontare la situazione? E come puoi non ridere di gusto, aspirando finalmente a pieni polmoni la scarica di nicotina, del banale affiorare delle domande che valgono il gioco? Chiudi gli occhi e puoi finalmente gioire della frescura, ti abbandoni alla lontananza delle voci ed al gioco piacevole del fumo che intarsia l'oscurità con le sue sinuosità. La percezione è il primo sintomo di ritrovata libertà, dicono. Me ne voglio inebriare e non fuggirla mai più, sollevato da ciò che è tangibile, sicuro e sempre disposto a farti innamorare di sè.
Fede March 31 Le Ali dell'Anima
[...] Ora , della giustizia , della temperanza e di tutte le altre virtù che sono preziose per le anime non c'é nessuna luce nelle rassomiglianze terrene , ma in pochi a fatica , avvicinandosi alle immagini di quelle virtù mediante organi imperfetti , riescono a contemplare il genere di ciò che vi é stato rappresentato . La bellezza invece era splendida a vedersi a quel tempo , quando , con un coro felice ( noi seguendo Zeus , altri seguendo chi un dio chi un altro ) , si contemplava il beato spettacolo che essa offriva alla vista e si era iniziati a quella che é lecito chiamare la più beata delle iniziazioni , che noi celebravamo in condizione di assoluta perfezione e immuni da tutti quei mali che ci attendevano successivamente . Perfette , semplici , immutabili e beate erano le visioni a cui eravamo iniziati e che contemplavamo in una luce pura , anche noi puri e senza questo sepolcro che ora portiamo in giro chiamandolo corpo , legati ad esso come ostriche . Di tutto ciò bisogna dunque ringraziare la memoria , a causa della quale , per rimpianto delle visioni di quei tempi , ci siamo ora dilungati eccessivamente . La vista infatti é il più acuto dei sensi che giungono a noi attraverso il corpo , ma non ci consente di vedere la sapienza : essa infatti susciterebbe incredibili amori se offrisse un' immagine altrettanto chiara di sè presentandosi alla vista , e lo stesso vale per tutte le altre realtà degne d' amore . Invece solo la bellezza ha avuto questa sorte , di essere evidentissima e amabilissima . Dunque chi non é stato iniziato di recente o é stato corrotto , quando contempla ciò che quaggiù viene chiamato con lo stesso nome non si slancia rapidamente di qua e di là , verso la bellezza pura ; di conseguenza , al vederla , non prova venerazione , ma abbandonatosi al piacere , come un animale tenta di montarle sopra e di fecondarla ed essendo abituato all' eccesso non ha paura nè si vergogna di perseguire un piacere contro natura . Al contrario , chi é stato iniziato recentemente e chi ha a lungo contemplato le visioni passate , quando vede un bel volto di aspetto divino , che imita bene la bellezza , o un bel corpo , per prima cosa ha un fremito e qualcuno dei timori passati si insinua in lui . Quindi lo guarda e lo onora come un dio e , se non temesse di apparire completamente folle , offrirebbe sacrifici all' amato [o dell'amata, ndr] come a una statua sacra o a un dio . Poi , come é naturale che avvenga dopo il fremito , alla vista di quello , un cambiamento un sudore e un calore insolito si impadroniscono di lui . Egli , infatti , ricevuto l' effluvio della bellezza attraverso gli occhi , si riscalda e così l' ala viene irrorata . Per effetto di questo calore , si sciolgono le parti circostanti al germoglio che , indurite e chiuse da tempo , gli impedivano di crescere . Una volta che l' alimento ha preso ad affluire , la nervatura dell' ala si inturgidisce e comincia a spuntare dalla radice sotto tutta la superficie dell' anima , che infatti un tempo era tutta alata . In questa fase , dunque , essa ribolle tutta quanta ed erompe . La stessa sofferenza che prova chi sta mettendo i denti nel momento in cui questi spuntano , cioè prurito e irritazione alle gengive , prova anche l' anima di chi comincia a mettere le ali : essa ribolle , ha irritazione e prurito mentre le fa spuntare . Quando dunque l' anima , contemplando la bellezza di un ragazzo [o ragazza, ndr] , é irrorata e riscaldata nel ricevere il flusso di particelle che ne provengono ( e che appunto per questo sono chiamate " flusso d' amore " ) , cessa di dolersi e gioisce . Invece quando essa é lontana dall' amato [o amata, ndr] e inaridisce , contemporaneamente si seccano anche le aperture dei passaggi attraverso le quali spunta l' ala e la loro chiusura impedisce all' ala di germogliare . Così i germogli , rimasti chiusi all' interno insieme al flusso d' amore , pulsando come tutte le parti che palpitano , pungono ciascuno il proprio passaggio ; di conseguenza l' anima , tutta pungolata da ogni parte , smania e soffre , ma nuovamente , ricordandosi dell' amato , si allieta . A seguito della mescolanza di questi due sentimenti essa é inquieta per la stranezza della sua sofferenza e furiosa per la difficoltà in cui si trova . In preda alla mania , non può dormire di notte nè fermarsi di giorno dov' é , ma corre bramosa dovunque crede che potrà vedere colui che possiede la bellezza . Una volta che l' ha visto e ne ha attinto il flusso d' amore , essa libera le aperture che prima erano ostruite e , ripreso fiato , non sente più i pungoli dolorosi , ma gusta di nuovo il piacere dolcissimo che il momento le offre . E da questa condizione certo non si allontana volentieri nè c'é alcuno che essa tenga in considerazione più dell' amato . Si dimentica di tutti , persino di madri , fratelli , amici , e non importa nulla se il patrimonio va in rovina per la sua incuria . Disprezzando tutte le abitudini e le convenienze di cui prima andava orgogliosa , é disposta a essere serva [o servo, ndr] e a coricarsi ovunque le sia permesso di stare il più vicino possibile all' oggetto del suo desiderio . Infatti , oltre a venerare colui che possiede la bellezza , essa [o esso, ndr] trova in lui l' unico medico capace di guarirla [o guarirlo, ndr] dai più gravi affanni . Questa passione , o bel fanciullo a cui si rivolge il mio discorso , gli uomini la chiamano eros [...] Platone, Fedro March 27 In cordata.
Alcuni ancor han desiato che il cammino alla casa del padre loro fosse qui,
che non fossero più turbati da Colli e Montagne da scavalcare;
ma il cammino è quel che è, e questo è tutto.
Bunyan
Il frastuono ovattato dal vetro madido di pioggia, gli sfolgorii scottanti che sferzano lo sguardo assente; ed eccola proprio lì, nel seno della meno fertile disposizione d'animo, calare provvidenziale la parola, calda ed inaspettata, irruente e salvifica. E t'abbandoni agli occhi dell'altro, ti osservi dall'esterno e quasi piangi della tua semplice idiozia, commosso da quella visione di te che avevi rimosso, che pensavi ti fosse solo scivolata addosso lasciando terreno a quello scialbore di vita, a quell'eterna autocommiserazione che macera il tuo io, che alimenta una falsa incompatibilità tra la propria somma sensibilità e la sciatteria dell'altro. Ed il dolore diventa gusto della sofferenza, diventa motivo di vanto nei confronti di colui che appare cieco alla crudeltà della realtà. Rialza lo sguardo, ritrova lo scopo, assapora la vetta: una corda d'amicizia scivola salda lungo le pareti ostili del precipizio, ancor intrisa dell'aroma estatico della cima rigogliosa.
Fede March 18 Dinamica apatia.
"Vai! vieni e vai! come puoi.. nasci solo e solo andrai..."
(Ligabue, "Si viene e si va")
I sensi si sono fatti un pesante lascito ad una realtà che non mi corrisponde più, un lusso che non posso più concedermi. Buio che occulti, silenzio che strozzi le intollerabili voci ridenti. Voglio correre, senza guardarmi attorno, sguardo sull'istante fuggente, mente sul tutto e su niente. Velocità, apatia e superficialità. Un mondo di luci indistinte, di sagome impercettibili che si perdono nell'anonimato, l'inevitabile caos rimanga tale, non gli chiedo altro. Fuggire la maledizione del rapporto quotidiano con il doloroso reale è ormai più importante quasi della necessità di ricerca delle verità inscritta in questa vicenda. Ci sarà sempre tempo, ma non ora.
Fides
March 04 In piedi, viator.
"Questo è quel che ogni anima cerca e, per amor di questo, compie tutte le sue azioni,
avendo sentore che questo è; ma «quello che» sia non sa discernere a sufficienza.
Non conosce la sua strada e, quanto a ciò, non ha la costante certezza
che ha di altre cose."
Platone
Un passo tira l'altro, passi sofferti, passi d'ombra nell'ombra dell'incertezza del sentiero mille volte calpestato eppure intriso di una spaventosa novità. La fuga dal vuoto, il tremore del passo alla ricerca del saldo appiglio, lo sguardo alto a gustare silenziosamente la cresta dorata dagli ultimi raggi del sole morente al dì là d'essa. Si cade, si cade nuovamente, tratti in inganno dalla bellezza dei riflessi cristallini della vetta, si cade rovinosamente una volta ancora e ci si ritrova in lacrime, nuovamente oppressi dall'angoscia senza tempo del fondo. Bisaccia e bastone, sudore e speranza, paura ed ambizione sfrenata di poter essere baciati da quel barlume di bellezza, d'immacolato splendore. E' lassù, ne contempli la calda luce screziata d'arancio, lassù, oltre le nubi della nuda vallata. In piedi, viator, la vita ti attende.
Fede March 01 Ricaduta..
Mentre faceva ogni sforzo nel cercare di afferrare quel ricordo più chiaramente, gli giunse al cuore da oltre il bosco, (C.S. Lewis, "Le due vie del pellegrino")
Il passo nel baratro fideistico si è dimostrato più rovinoso del previsto. Nessuna resistenza, solo il vuoto ad accogliere l'ultima ondata di coraggio, quella dell'ultim'ora, la più ardente e folle. Ho raccolto lentamente le poche energie, le poche speranze disseminate in un anno d'insoddisfazione, quelle poche perle di umanità sopravvissute all'incuria di chi si è divertito a farne diletto per le proprie suole, orgogliosamente animato dalla volontà di non buttarmi via, non del tutto almeno in questo gioco quotidiano d'annullazione di sè. Uno sguardo oltre le nubi, ho scorto al di là del canyon una visione, indistinta eppure talmente seducente da sospingere l'ultimo balzo. Ho sognato il volo, un'altra volta ancora, e, da copione, l'ho visto franare sotto gl'inclemente colpi altrui. E così, dal fondo del burrone, spaesato osservo la cresta infelice e l'irto sentiero che ad essa, i miei passi stanchi, nuovamente conduce in un'infelice ed eterna routine di sofferenza e fallimento.
- Fede -
February 16 Deriva...
"...quando hai solo diciott'anni quante cose che non sai (Ligabue, Lettera a G)
Una prova quotidiana tra dovere e routine, tra azione e silenzio. Le ore incalzano, senza respiro, sospingendoti tra volti indifferenti di chi non ti ha mai meritato. Un sorriso, un tirato istinto di familiarità, a coprire il non-senso delle corse sfrenate inseguendo il nulla, cacciando un avvenire migliore nel quale non credi nemmeno tu. E ti illudi, ti inganni sperandoti migliore, sperandoti capace dell'impresa. Occhi languidi, rasoterra, indagano il frutto della giornata senza fine. Nemmeno il riposo vuole concedersi il lusso di interrompere la follia della tua frenesia, della tua lotta per quello che non sei, e perchè no, non sarai mai. Nemmeno il tempo di osservarsi, di indagare da lontano il concitato sforzo per la banalità. Cos'altro hai ottenuto? Solitudine, stanchezza ed autocommiserazione. Le dinamiche della tua esistenza paiono proprio essere destinate alla deriva dei sensi, allo sconforto del cuore, alla dissolvenza di ogni sogno.
Spera di sbagliarti, Fede.
- Fede - February 05 Insonnia
"Certe notti ti senti padrone di un posto che tanto di giorno non c'è..." (Certe Notti, Ligabue)
Visi, riflessi ed ombre respirano nel sonno sudato ed incolto cullate dal tremore del petto sconvolto dalla realtà negata. Solo uno strascico arruffato, niente più, osa interporsi tra sogno ed incubo, una diafana linea di speranza spezzata dall’ultimo ansimo. Apri gli occhi e sei ancora lì, l’incubo è realtà. No, peggio. Persino la speranza del risveglio è sofferente ed eterna attesa.
-Fede-
December 21 Ciclità Maledetta..
"..stessa gente che vien dentro, consuma e poi va.."
Corsi e ricorsi storici sentenzierebbe Vico, un’ingiusta maledizione è come mi sento, al momento, di definirla. Definire, contenere: mi sembra impossibile racchiudere nello scrigno limitato di una parola questo panorama di sofferenza che lentamente sfuma all’orizzonte privandomi della soddisfazione di poter tracciare, anche in un futuro remoto, su questo schermo la parola “fine”. “Stessa storia, stesso posto”, un anno dopo: la beffa dell’inutilità delle nostre lacrime si consuma su uno spalto tra applausi scroscianti di cui solo un eco lontano sa ferir più di cento spade.
+Fede+ |
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